CHI L’HA TROVATO "ARTE"
di Gigliola Tallone.

Questa pagina e’ concepita allo scopo di dare notizia dei dipinti e documenti inediti di Cesare Tallone, venuti alla luce dopo la pubblicazione del mio libro “Cesare Tallone, Electa,2005.”

Tutti i diritti riservati.



Cesare Tallone. Studio preparatorio del dipinto “Una Vittoria del cristianesimo al tempo di Alarico”, 1879c
Olio su tela, cm.120X 85, firmato C.Tallone, retro in alto a sinistra.

Collezione Zacchia Canale, Roma


Questa splendida new entry, e’ l’unico dipinto finora pervenutomi degli studii preparatori del dipinto storico “Una Vittoria del Cristianesimo ai tempi di Alarico”, che segna il debutto di Cesare Tallone all’Esposizione Nazionale di Roma del gennaio del 1883, dipinto di grandi dimensioni (cm.305x535) che fu subito acquistato dal principe Marcantonio Borghese e trasportato nel suo palazzo di Roma, e poi trasferito a Pratica di Mare, dove fu distrutto dai bombardamenti nel 1943 . Sappiamo che Francesco Hayez presto’ il suo studio interno all’Accademia di Brera al giovane Tallone, per l’esecuzione dell’enorme dipinto a cui Tallone attendera’ alla fine dei suoi studi. Sara’ Tallone stesso a ricordarlo in una lettera del 25 febbraio 1885, spedita da Milano all’Accademia Carrara, presentandosi alla gara per il concorso alla cattedra di pittura, che vincera’ “ Sino dal momento che cominciai il mio grande quadro storico esistente a Roma, avevo allora ultimato i miei studi in questa accademia ove dopo, nei locali della stessa, per gentile favore accordatomi dal defunto professore Hayez, ebbi a eseguire il quadro impegnandovi circa tre anni insieme ad altri lavori.” (Hayez muore nel 1882).

Al gia’ noto episodio si aggiunge, in tempi recentissimi, l’inedita notizia di una lettera datata 5 agosto 1880, indirizzata da Tallone al suo benefattore di Alessandria Domenico Boratto, ove si evidenzia la gioia del pittore per gli elogi del professor Hayez per certi disegni di anatomia e, a seguito del valore pittorico riconosciutogli, finalmente gli viene concesso di poter porre una tela di 5 metri di lunghezza, piazzata nello studio del medesimo Hayez.(Archivio Boratto).

Si sposterebbe cosi’ la data dell’inizio del grande dipinto all’estate dell’80, mentre dalla lettera inviata alla Carrara si parla di tre anni, quindi parrebbe dal 1879, anno conclusivo dei suoi studi, come risulta dagli archivi di Brera. Il grande dipinto definitivo , esposto a Roma nel gennaio del 1883,fu l’ultimo del genere storico, epifania e omaggio all’insegnamento dell’amato maestro Bertini.
(quindi terminato nel 1882 perche’ la partecipazione alle mostre prevede molto anticipo, talvolta mesi per la spedizione)
Gia’ alla fine dell’anno accademico1879 ,Tallone aveva ricevuto in premio una medaglia di Lire 300 per un dipinto storico dal lungo titolo Una pia donzella difende dalla rapacita’ di un godo gli arredi sacri affidati alla sua custodia, dipinto anch’esso ispirato, come il grande successivo, ad un episodio della Storia della citta’ di Roma nel Medioevo dal secolo V al XVI, scritta dallo storico tedesco Ferdinand Gregorovius. In questo caso il soggetto e’ scelto dalla commissione del premio e tema della prova d’esame. Tra i suoi compagni, vince una medaglia onorevole con lo stesso soggetto Gaetano Previati, col dipinto dal titolo La pia fanciulla ai tempi di Alarico.


Cesare Tallone Una pia donzella difende dalla rapacita’ di un Godo gli arredi sacri affidati alla sua custodia
, 1879, olio su tela, cm 150x130 (Pinacoteca di Brera)

Tra lo studio preso in esame, sopra riprodotto a colori e il quadro storico definitivo (qui sotto)esistono evidenti analogie, la prima delle quali , la postura del personaggio accasciato al suolo con la spada accanto. La giovane invece, che posa con lo sguardo ispirato, assomiglia alla modella che posa nella Pia donzella, in modo tale da poter azzardare che sia la stessa, mentre per la figura femminile protagonista del quadro storico definitivo, Tallone sceglie evidentemente un’altra modella.




Cesare Tallone Una vittoria del cristianesimo ai tempi di Alarico, 1879-1882, olio su tela, cm. 305x535, gia’ coll. Principe Marcantonio Borghese ( opera distrutta nel 1943 a Pratica di Mare.)

Lo storico Ferdinand Gregorovius, che era anche socio onorario dell’Accademia di San Luca, inviera’ una lettera di congratulazioni a Tallone: “Provo una vera soddisfazione mirando il suo bellissimo quadro, nel quale Ella ha raccolto la mia idea cosi’ felicemente, e cosi’ artisticamente l’ha messa in esecuzione. Me ne congratulo con lei. Ella e’ giovane ancora, e tanto piu’ mi rallegro, imperocche’ cotesta Vittoria del cristianesimo e’ una vittoria sua propria riportata nel campo dell’arte. Cio’ mi fa pensare esser lei vocata a cogliere ancora premi maggiori”

Il dipinto della collezione romana (in alto a colori)perviene all’attuale proprietaria dal nonno, antiquario mantovano e collezionista appassionato della pittura dell’Ottocento.
Ringrazio la gentile signora Doretta Zacchia, alla quale porgo i miei complimenti per il bel quadro di Cesare Tallone, del quale sottolineo l’importanza storica. Gigliola Tallone

Ad esclusione della notizia inedita di questo dipinto, tutte le note , bibliografia e argomenti trattati in Cesare Tallone Electa, 2005


UNA ECCEZIONALE NOVITA’ STORICA E DOCUMENTALE
I primi ritratti di Cesare Tallone ragazzo, prima dell’ingresso a Brera nel 1872

Molti studiosi hanno parlato del periodo giovanile di Tallone, in particolare riferendosi ad Alessandria. Non avendo mai incontrato suoi ritratti certi di questo periodo, anch’io nel mio libro Electa, 2005 ho dovuto accontentarmi di menzionare solamente quanto riportato dai primi osservatori , concidente con i ricordi di famiglia. A chiusura del libro per la stampa, mi sono stati sottoposti due ritratti dalla gentile Prof.ssa Federica Riva, bibliotecario del Conservatorio A.Boito di Parma

Per conoscenza riporto qui la mia lettera. Ho confermato l’attribuzione del Prof. Godi, riconoscendo la indubbia mano, acerba, certo, ma inconfondibile di Cesare Tallone. I due ritratti facevano parte della collezione del nobile parmense Lodovico Gambara, che ne fece dono al Conservatorio. Sono stati pubblicati sul catalogo e esposti alla mostra a Palazzo Pigorini Addio al Ducato. Parma nell’eta’ della destra storica 1860-1876, 8-30 ottobre 2005.

Le schede sono della prof.ssa Riva. La datazione e’ da me attribuita (lascio tra parentesi la precedente datazione)




Cesare Tallone Giovane suonatore di violino
1867-1872, cm. 63x69, firmato in rosso in basso a destra CT

Mostra storica Parma 1860-1875.

Dalle schede degli oggetti prestati dal Conservatorio di musica, a cura di Federica Riva

4

CESARE TALLONE
(Savona 1853 - Milano 1919)
Giovane suonatore di violino, 1867-1872 (1882)

olio su tela, cm 63x69; cornice bianca decorata in oro cm 70x76. Firmato in basso a destra in rosso «CT »; nel verso su un foglietto si trovano l’attribuzione, il titolo e la data. Inventario storico n. 2569 (targhetta sul lato).
Conservatorio di musica ‘A. Boito’. Museo storico.

Il giovane violinista scuro di capelli, più bambino che adolescente, è ritratto con la mano destra nell’atto di tirare l’arco e la sinistra in posizione sul manico. Alle sue spalle si apre sullo sfondo un paesaggio di colli (piemontesi ?), di cui il più vicino dominato da un castello.
Cesare Tallone, insigne pittore e direttore a Milano dell'Accademia di Brera, ebbe diversi figli tra cui, attivi in campo musicale furono la musicista e concertista Emilia, la pianista Ponina e Cesare Augusto, costruttore di pianoforti e accordatore preferito di Gabriele D'Annunzio, Arturo Toscanini e Arturo Benedetti Michelangeli. F.R.

BIBLIOGRAFIA: Archivio Tallone Milano



Cesare Tallone Giovane suonatore di Bombardino

1867-1872, cm. 63x78 firmato in basso a destraCT

CESARE TALLONE
(Savona 1853 - Milano 1919)
Giovane suonatore di bombardino, s.d. 1867-1872 [1875 ca.]

olio su tela, cm 50x65 cm; cornice nera cm 63x78; firmato in basso a destra «CT»; nel verso su un foglietto sono dattiloscritte l’attribuzione e il titolo; sul retro della cornice, lato sinistro: marchio tondo con al centro «OC». Lungo tutto il retro della cornice si trovano scritte a matita o a penna, datate tra il 1875 e il 1878, tra cui si distinguono: sul lato sinistro «Luigi Provesi 11-2-1878» e l’appunto «Giovedì’ mattina alle ore 11 [illegibile] 05 con un favore alquanto [illegibile]»; seguono quattro nomi, tra cui «Rocchi», e la data «13-7-1875». Sul lato inferiore, a penna: «[illegibile] Parma, 10-4-1876». Sul lato destro, a matita «Mou[..] 10-11-76. Bellingeri 11-10-76». In alto, timbrato in inchiostro nero «37». Inventario storico 2570 (targhetta sul retro).
Conservatorio di musica ‘A. Boito’. Museo storico.

Come nel ritratto precedente il dipinto raffigura un bambino musicista, biondo con occhi marroni e labbra carnose, ritratto con un bombardino tenuto in mano in posizione di riposo. Ben in evidenza è raffigurata solo la parte superiore dello strumento con il canneggio rotondo che porta al bocchino, i cilindri e le ritorte, la campana.

F.R.


Sul retro della cornice del giovane suonatore di bombardino, come si legge sulla scheda, vi sono molte annotazioni, alquanto sbiadite e poco leggibili. Comunque non attribuibili a Tallone, il quale, come tutti i pittori di buon senso, non avebbe mai fatto annotazioni su una cornice, sapendo che si tratta di un decoro che puo’ cambiare padrone…La mano invece e’ del tutto simile a quella del Giovane suonatore di violino. Non c’e’ alcuna apprezzabile differenza di tempo di esecuzione, cosi’ le due opere mi sembrano eseguite nello stesso tempo o tempi vicinissimi. Trovare un anno certo e’ impossibile, ma dobbiamo considerare la precocita’ di Cesare Tallone, che, quattordicenne (1867), diviene aiuto del pittore alessandrino Pietro Sassi, dopo essersi distinto presso la bottega dell’incisore Annibale Motti, (altra notizia recente direttamente dagli eredi Motti, e a mia conoscenza dopo il libro), bottega nella quale Tallone e’ subito emerso per il grande talento; da ora il nome Annibale Motti entrera’ a far parte di quei “notabili” di Alessandria che appoggiarono Tallone presso il Municipio di Alessandria affinche’ si facesse carico degli studi a Brera, cosa che avvenne nel dicembre del 1872.
Con le mie ricerche per la monografia di Cesare Tallone, ho illuminato un periodo della sua vita totalmente sconosciuto. Riporto percio’ la lettera integrale inviata alla Pro.ssa Riva:


21 settembre 2005
Gentile Federica Riva, le affido, con la preghiera di menzionarmi come fonte, una notizia assolutamente inedita, frutto di anni di ricerche presso gli archivi di stato e delle curie. Questa notizia esce per la prima volta nella monografia da me curata che ora e’ in stampa e sara’ presentata all’inizio del dicembre di questo anno. Non l’ho inserita nel sito web per non correre il rischio che qualcuno si appropiasse della mia fatica, ma mi sembra giusto farla partecipe. Mi potra’ inviare un pdf con le schede che immagino saranno in un catalogo della mostra e naturalmente, se saro’ in tempo, verro’ a visitarla.
Nelle ricerche documentali eseguite ex novo da me, sulle tracce del padre di Cesare, Pietro Tallone,(nato a Pinerolo) ho scoperto che, dopo la nomina di Capitano nella seconda guerra d’indipendenza del 1859, venne trasferito a Parma con il ruolo, dal 1860, di Capitano relatore del Real collegio militare. Quindi la famiglia che durante i mesi della guerra si reca ad Alessandria, lo raggiunge e vi risiede per tre anni fino alla sua morte, avvenuta l’11 giugno del 1863. A Parma nasce l’ultima sorella di Cesare, Maria Linda il 2 marzo 1861, nel Real palazzo del giardino demaniale. Cesare( Savona 11-8-1853-Milano 21-6-1919) quindi risiede a Parma dall’eta’ di 7 anni a 10 anni. (…) Posso aggiungere che la madre di Cesare, Teresa Macario (nata ad Alessandria) era pianista e probabilmente aveva istruito la figlia maggiore, Carlotta, nata nel 1850 a Pinerolo* (se esistono archivi con gli allievi della scuola di musica di quegli anni, puo’ controllare se figura il nome Tallone?) E’ probabile che Tallone non avesse dimenticato del tutto quegli anni e continuasse ad avere rapporti affettivi con la citta’.Dalla testimonianza scritta dal figlio Cesare Augusto(pianoforti Tallone)sappiamo che il padre aveva un eccellente orecchio musicale e che divertiva amici e figli accordando una scala armonica con bicchieri di cristallo riempiti d’acqua ed eseguiva “melodie di Verdi, Donizetti e Bizet”. La stampa bergamasca parla della sua voce impostata e profonda. Come lei riporta, la figlia Milini era concertista e anche Ponina, pur autodidatta, aveva suscitato l’ammirazione di Miecio Horszowski. (io l’ho ascoltata eseguire Mozart in modo splendido all’eta’ di 90anni!) L’amicizia di Cesare Tallone con Arturo Toscanini e’ probabilmente precoce. Come nel caso di tutti gli altri suoi amici,D’Annunzio, Sibilla Aleramo, Sarfatti ecc, i figli continuano la frequentazione anche con Toscanini. Alberto Tallone (stampatore) nella fine anni venti fino al 1932 conduce una libreria antiquaria con Walter Toscanini, Cesare Augusto(accordatore costruttore di pianoforti) ne ottiene l’ammirazione e Guido Tallone (pittore) esegue a New York il ritratto di Arturo Toscanini nel 1952 e alcuni bellissimi ritratti a matita di Wanda Horowitz e Emanuela Castelbarco. All’ esposizione dell’Accademia Carrara del 1887, Cesare Tallone espone, insieme ad altre opere, il “Ritratto del signor Pizzi maestro di musica”, del quale la stampa bergamasca fa una breve descrizione elogiativa, ma purtroppo del ritratto non si conosce l’ubicazione. In quegli stessi anni (1886-1887, data desunta dall’articolo della Gazzetta Provinciale di Bergamo del febbraio 1888 che li descrive nel suo studio terminati) ritrae il tenore Francesco Pasini,( presso la Galleria d’Arte Moderna di Brescia) , Amilcare Ponchielli, probabilmente postumo, (di proprieta’ della Misericordia Maggiore, ora pinacoteca del museo Donizettiano a Bergamo). Anche il ritratto di Vincenzo Petrali,(sempre Museo Donizettiano) risale probabilmente a quegli anni.Al Circolo artistico Bergamasco nel 1896 espone il “Ritratto del maestro Bertoletti”, di cui non si conosce la descrizione ne’ l’ubicazione, penso che si tratti di un maestro di musica. Sapra’ usare, abbreviandole, le notizie qui sopra.
La notizia della residenza a Parma era sconosciuta persino dai figli e quindi mi sento particolarmente orgogliosa di aver fatto questa piccola e importante scoperta.
Le chiedo percio’ ancora, di menzionarmi. Attendo le fotografie. Gigliola Tallone


*tra le sorelle accenno solo a Carlotta, primogenita e Maria Linda, l’ultimogenita. La seconda sorella era Maria Natalina, nata a Savona il giorno di Natale del 1855. Teresa Tallone Macario, pianista, sposata nel 1846 con Pietro Tallone, torna alla sua citta’ natale di Alessandria coi figli subito dopo la morte del marito, nel 1863; Cesare Tallone quindi vi approda all’eta’ di dieci anni. Qui e’ molto probabile che la madre abbia insegnato musica non solo ai figli, ma anche a giovani della citta’ (notare il paesaggio tipico di Alessandria nel giovane suonatore di violino.) Potrebbe esserci una relazione tra lo stesso collezionista parmense Lodovico Gambara a lungo proprietario dei quadri, o i suoi ascendenti, forse conoscenti diretti della madre di Cesare Tallone nel periodo di Parma.



E’ seguita la mia visita alla bellissima mostra che ricostrusce il periodo del passaggio del Ducato di Parma al Regno Unito, dove facevano mostra di se’ i due quadri giovanili di Tallone. La visita del “Real Palazzo dei giardini demaniali” (Palazzo Ducale Farnese) mi ha riempito di emozioni al pensiero che li’ avesse abitato mio nonno ragazzino, e sempre li’ il bisnonno Capitano Pietro Tallone, avesse perso la vita sotto i ferri del chirurgo militare. Alla mostra ho ricevuto inmediatamente l’impressione, dalla visione dei ritratti coevi di altri autori, la importante differenza della caratteristica innata del giovanissimo Tallone. Qui c’e’ vita e spontaneita’, negli altri ritratti c’e’ posa studiata e pittura oleografica. Sappiamo la potenza rappresentativa raggiunta da Tallone nelle sue opere alla scuola del Bertini (1876-1879) a costo di quanto impegno, quanta caparbieta’ e… quanti premi e riconoscimenti, sin dal primo anno di frequenza, 1872, ma la stoffa c’era gia’….Gigliola Tallone

Con eccezione della notizia inedita qui riportata, albero genealogico della famiglia Tallone, note, bibliografia e molto altro su Cesare Tallone, Electa 2005


FRATE CUOCO

ll Frate Cuoco Cesare Tallone, olio su tela, cm. 180x120
Ritratto di commissione del Cav. G.Confalonieri di Milano, 1896
Collezione privata, 2007

Questo splendido dipinto non e’ mai stato esposto durante la vita del pittore, fu invece ammirato nella mostra postuma di Cesare Tallone della Real Accademia di Brera del 1921 e pubblicato nel piccolo catalogo V. Bignami- C. Caversazzi del 1922, versione leggermente ampliata e corredata di fotografie che succede al catalogo del Bignami del 1921. Fu riprodotto anche sulla monografia di Cesare Tallone della edizione dell’Esame di Enrico Somare’ del 1945. In ambedue i libri il dipinto era riprodotto in bianco-nero. Da allora non si ebbero piu’ notizie, tanto che io cito il dipinto, nel testo e nelle note, nella mia monografia Gigliola Tallone, Cesare Tallone, Electa 2005, senza pubblicare la fotografia, che avrei voluto a colore e fatta ex novo. Purtroppo non ero riuscita a rintracciare la sede del quadro.
L’idea che “Il signor Confalonieri” avesse commissionato un simile ritratto mi ha sempre incuriosita. Tallone era ambitissimo dalla commissione come ritrattista, e sia a Bergamo che poi a Milano, le richieste erano tante che il pittore doveva spesso rifiutare. Tallone non era un pittore di genere ne’ ebbe mai mercanti intermediari. Se alcuni paesaggi, fiori o ritratti gia’ eseguiti vennero acquistati, come ad esempio La Massaia (ritratto della moglie Eleonora in attesa del figlio Guido, 1894), comperato dallo stesso Confalonieri, questo succedeva dopo l’esecuzione avvenuta e qui in particolare, dopo la Seconda Esposizione Triennale di Milano del 1894, dove il dipinto risalto’ come un esempio altissimo di realismo.
Cesare Tallone esegui’ alcuni ritratti su commissione per terzi, pochi certamente in confronto alla sua produzione, e solo di personaggi defunti, la maggior parte su commissione dell’Ospedale Maggiore di Milano. Pochi e spesso contro voglia, atteggiamento facilmente intuibile per un artista che aveva bisogno di un modello vivo e vegeto di cui magistralmente riportare somiglianza e psicologia. La documentazione non manca. E spesso la moglie era costretta ad intercedere con lettere per calmare i richiedenti irritati per il ritardo della consegna.
Ma questo Frate Cuoco e’ una storia a se’. Essendo nota la didascalia “ritratto di commissione di..”, mi chiedevo se il personaggio ritratto fosse stato indicato dal committente o scelto da Tallone. Sono percio’ felicissima di aver conosciuto (ed essermi vivamente congratulata con lui) il compratore attuale, il quale mi ha concesso gentilmente la documentazione di questo specialissimo ritratto, che resta nei modi della commissione , un esempio unico nella storia del pittore.
Non si richiede solo un frate cuoco, ma un frate cuoco nella sua cucina, e lo si vuole mentre parla e mostra i pesci pronti per essere cucinati. In piu’, il committente pretendeva che il cuoco parlasse con un coltello in mano e che uno dei pesci fosse sbuzzato.
Divertente e’ la risposta di Tallone riportata dalla paziente moglie Eleonora in una lettera al segretario del Cav. Confalonieri, il signor Guido Brasseur: “Cesare(…)mi ha spiegato la ragione per la quale non aveva potuto contentare interamente il sig Confalonieri. Il frate, abbandonato per un momento il lavoro, parla allegramente, se in una mano stringesse il coltello quella mano, dice Cesare, non andrebbe d’accordo col cervello….”
Riporto sotto tutta la lettera anche per affetto verso mia nonna Eleonora, la quale, pur avendo dal 1889 al 1896 messo al mondo gia’ sette figli (dei quali due piccoli morti a pochi mesi) e fosse incinta del figlio Ermanno che nascera’ nell’agosto 1896, trovava il tempo per collaborare col marito e corrispondere coi suoi commitenti!
Un altro documento svela che il modello per il “Frate cuoco” venne cercato e trovato da Cesare Tallone che lo considerava il candidato perfetto. La moglie Eleonora scrive da Bergamo il 30 maggio 1895 “ ...ha finalmente trovato l’uomo che Dio fece per rappresentare il frate cuoco”

Il Frate cuoco e’ un esempio della superba padronanza di Tallone di un vastissimo bagaglio tecnico e culturale, che richiamava secondo la personalita’ della persona che gli stava di fronte in carne ed ossa. Qui il ritratto ricorda la pittura fiamminga, che tutta la complessione della figura e del volto del rubicondo frate suggerisce. La straordinaria “natura morta”, (che meglio sarebbe chiamare “natura viva”) dove si percepisce l’umidore di quei pesci che sembrano ancora respirare le ultime boccate d’aria, e’ esempio di maestria che supera la collocazione nel tempo.
IL dipinto Frate cuoco era stato offerto dal Confalonieri per essere inviato a Roma nel 1899, dove la commissione per la cattedra vacante di Pittura e del nudo di Brera si riuniva per scegliere il nuovo candidato. Tallone volle a tutti i costi, con lettere, telegrammi e intercessioni di importanti conoscenti, che il Cav. Confalonieri inviasse invece l’altro ritratto di sua proprieta’, La massaia. Il povero segretario Brasseur scrive in una lettera al cavaliere il suo imbarazzo, ma Tallone riesce a convincere il proprietario a spedire a Roma il quadro scelto da lui, appunto La massaia.
Cesare Tallone vincera’ il concorso e reggera’ la cattedra di Brera dal 1899 al 1919, l’anno della sua morte.
Il 1907 il Cav. Confalonieri donera’ La massaia alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Milano, galleria per la cui costituzione Cesare Tallone era stato chiamato come membro della Commissione di Brera nel 1902. Il dipinto oggi si trova esposto.
Il Frate Cuoco rimase probabilmente nella collezione privata originale fino a poco, ed ora e’ collocato presso un ammiratore che non e’ un esperto d’arte ne’ collezionista, ma e’ stato tanto impressionato dal dipinto da innamorarsene fulmineamente e volerlo per se’. E il Frate cuoco continua a raccontare per lui i segreti della sua cucina.
Cesare Tallone nell’Aldila’ sara’ contento…
Gigliola Tallone, febbraio 2007

Per ampia documentazione su Cesare Tallone Gigliola Tallone, Cesare Tallone, Electa 2005

Lettera di Eleonora Tango Tallone moglie del pittore a Guido Brasseur segretario del Cav. G. Confalonieri, Bergamo. 24-4-1896



Cesare Tallone, La Massaia (la moglie del pittore), 1894, olio su tela. cm 205 x 88, Milano, Civica Galleria d'Arte Moderna
Gigliola Tallone, Electa, 2005, pagina 103



UNA SCOPERTA ENTUSIASMANTE: IL RITRATTO DI CESARE TALLONE ALL’AMICO FILIBERTO PETITI




Cesare Tallone, Ritratto di Filiberto Petiti
olio su tela, cm. 32,48 X 22,64, 1880-1883, coll. priv.
Retro: Dichiaro che questo ritratto e’ opera di mio fratello Cesare Tallone. In fede Giuseppina Tallone ved. Scribante”




Quando gli esperti dell’asta Sotheby’s mi hanno mostrato il ritratto, ho fatto un salto di gioia: mi ero occupata molto di Filiberto Petiti, e solo io so quale sia stata l’impresa per trovare notizie documentali certe.
Ora che il dipinto e’ stato acquisito da un intelligente collezionista, partecipo con entusiasmo la notizia agli amici del sito Chi l’ha trovato “arte” .
Questo personaggio mi ha intrigato fin dal principio, poiche’ veniva riportato da Antonio Mancini nei suoi “Diari” come parente romano di Cesare Tallone.
Riporto il sunto della copia dell’atto integrale di nascita: “Filberto Petiti nato a Torino il 14-11-1845, figlio di Giuseppe e Giuseppina Chiarando. Padrino sua Eccellenza conte Avogadro di Colobiano, gentiluomo di camera di professione S.M. la Regina Maria Cristina...
Le mie ricerche quindi smentiscono l’amico Mancini.
Filiberto era avviato, come il padre, alla carriera nella pubblica amministrazione e per questo trasferito a Firenze nel 1867 come funzionario dei Beni Demaniali.
La sua passione pero’, osteggiata in famiglia, era la pittura, e a questa attendeva nel tempo libero, tanto che fu definito dai pittori della sua cerchia “Il pittore della domenica” .
Frequenta l’ambiente dei Macchiaioli e nel 1873 ottiene un importante riconoscimento alla Promotrice Fiorentina. Trasferitosi a Roma il 1874, Filiberto lascia il suo impiego e si dedica solo alla pittura e all’acquarello, della cui tecnica fu uno dei piu’ raffinati esecutori. Entra nel gruppo artistico dei “XXV della Campagna Romana”, inseme a Duilio Cambellotti, Giulio Aristide Sartorio, Adalberto Cencetti, Giuseppe Trabacchi…gruppo che ebbe molti piu’ che 25 accoliti.
Dal 1878 fa parte dell’associazione degli Acquarellisti di Roma, fondata nel 1875 da Ettore Roesler Franz, Raimondo Tusquets, Vincenzo Cabianca e molti altri.
Partecipa all’Esposizione Nazionale e internazionale di Roma del 1883. Il critico Primo Levi “L’Italico” scrisse a proposito degli acquarellisti “ Abbiamo oggi in Italia, e dell’Italia piu’ specialmente a Roma, Acquarellisti di una forza e una fecondita’, che ogni altro periodo, ogni altro paese, potrebbe invidiarci”
Alla stessa mostra debuttava Cesare Tallone, che venne acclamato ritrattista “tale da far epoca”, come scrisse il Levi, ed ebbe il plauso della critica, della commissione e del pubblico. Il “Ritratto del signor Bernasconi Luigi” fu acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione per l’iperbolica cifra di L.6000.




Cesare Tallone, Ritratto del signor Bernasconi Luigi, 1882 circa, olio su tela, cm120 X 78,5, firmato B/D Tallone C., Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.
Pubblicato in “Gigliola Tallone, Cesare Tallone, Electa 2005”



Piemontesi ambedue, Tallone a Roma stringe amicizia particolarmente con i suoi conterranei, oltre che il Petiti, Giacomo Grosso e Lorenzo Delleani.
Il Petiti e’ probabilmente l’amico che introduce Tallone nella famiglia Tango, dove conosce la sua futura moglie Eleonora. Al matrimonio, celebrato a Roma il 18-4-1888, Filiberto e’ il testimone. Il recentissimo ritrovamento delle lettere della famiglia Tango, posteriore all’uscita del mio libro, conferma la frequentazione con la famiglia Petiti.
La prerogativa talloniana di unire scioltezza e rigore, e’ presente in modo superbo in questo ritratto di Filiberto Petiti, cosi’ come scrive Primo Levi nel 1883, a proposito del ritratto di Bernasconi esposto a Roma: “Tallone ha di Cremona compreso perfettamente lo spirito, e ne raggiunge completamente lo scopo, pur gettando l’impronta di una potente originalita’…”
Tallone quindi ha unito la lunga e feconda esperienza accademica di Brera (1872-1879) con quella della Famiglia Artistica che ha frequentato parallelamente, e ha inventato un suo stile personalissimo, conciliando il grande bagaglio culturale derivato dall’osservazione dell’antico con l’espressione moderna della pennellata sicura, sciolta e vibrante di luce. Incurante di ogni particolare che potrebbe disturbare l’insieme, concentra il fuoco del dipinto al volto dell’amico, assorto mentre dipinge.



Cesare Tallone, Ritratto della sorella del pittore Giuseppina Tallone in Scribante in costume di Ciociara (particolare), 1885-1887, olio su tela, non firmato, cm. 218 X 130, prov. gia’ coll Gregorini, gia’ Finarte.
pubblicato in “Cesare Tallone, Electa 2005”



Giuseppina Natalina Tallone, di due anni maggiore del fratello Cesare, nata a Savona il giorno di Natale del 1855, aveva sposato Giovanni Scribante, che all’epoca del matrimonio ad Alessandria, il 24 settembre 1874, era “scrivano locale presso la direzione territoriale d’Artiglieria”. Dal 1881 erano residenti a Roma in Viale Castro Pretorio,28.
Questo dipinto reca la firma sul retro della sorella di Tallone, ritratta da lui due volte nelle vesti di una Ciociara. Mi e’ caro ritrovare la sua calligrafia, che si ricongiunge alla calligrafia del marito, ammiratore del cognato Cesare Tallone fin negli anni accademici a Brera, in alcune lettere del fondo dei discendenti di Domenico Boratto, antico benefattore alessandrino del giovane Tallone, e mi raccontano una storia di affetti e d’arte.

Nota. All’Asta Sotheby’s e’ stato presentato anche il ritratto di Enrico Petiti, figlio di Filiberto, da me autenticato e datato 1890 circa, dipinto anch’esso recante sul retro la scritta autografa di Giuseppina Tallone Scribante. Ho avuto quindi l’occasione di contattare i discendenti Petiti. E stima e amicizia antica continuano…

Piu’ notizie di Filiberto Petiti nel testo e note in “Gigliola Tallone, Cesare Tallone, Electa 2005.”




Work in progress…